SP34 - BENNETT - Same titled - LP 12"



I Bennett esordiscono con questo EP omonimo utilizzando una formula tanto semplice quanto vincente: grandi melodie, suoni grassissimi e voce urlata. A dare valore aggiunto a questa formula c’è l’esperienza ed il songwriting di musicisti ben navigati, già attivi per anni in band come Disquieted By, Chambers e Autumn Leaves Fall In. Queste prime sei canzoni a nome Bennett denotano una personalità piuttosto marcata, a discapito della recente formazione del gruppo: difficile fare riferimenti, l’amore per band come Torche o Drive Like Jehu può sembrare evidente ma la declinazione della proposta Bennett prende poi la propria strada. Se questo è vero che questo è un EP di esordio, le premesse direbbero che vale la pena prestare una certa attenzione a questo nuovo nome…

SP33 - LLEROY - Dissipatio HC - Gatefold LP 12"


A quattro anni di distanza da “Soma” tornano in pista i Lleroy con il nuovo “Dissipatio HC” (qualcuno ha pensato al romanzo di Guido Morselli, per caso?), terzo disco sulla lunga distanza della band. Restano salde le radici nel noise rock più abrasivo ed il dichiarato amore per una certa scuola di matrice Amphetamine Reptile, ma stavolta l’orizzonte della band si amplia ulteriormente, tra repentini rallentamenti, riff ipnotici ed improvvise bordate di rumore.  I Lleroy risultano in forma smagliante e riescono a sfornare un disco tanto corposo nella sua durata quanto mutevole e fascinoso nel suo incedere. A coronare il gran lavoro che la band ha svolto in fase di scrittura scendono in gioco anche Bruno Germano al mixer, Carl Saff al mastering e Thomas Ott alle grafiche: si può ben dire che nulla è stato lasciato al caso…
 

SP32 - DIE ABETE - Senza denti - LP 12"



Due batterie, due chitarre, tre voci: con questa formazione i Die Abete sferrano il loro attacco sonoro. “Senza Denti” è un compendio di hardcore, math, noise ed attitudine smaccatamente punk: venti minuti di immersione in un caos ragionatissimo, da cui fanno sporadicamente capolino gli echi di Refused, Jr. Ewing, Botch e Blood Brothers (tanto per citare qualche azzardato riferimento). Alla fine, però, ciò che i Die Abete hanno palesato con questo secondo disco è proprio il rifiuto di voler essere catalogati ed inscatolati, respingendo ogni tipo di compromesso con gli attuali trend musicali. A dar manforte al quartetto ternano troviamo anche la partecipazione in studio di Mai Mai Mai, di Alessandro Zanotti (Ornaments) e di Terence. Un disco fuori da ogni schema e fedele solo al proprio istinto, che di certo farà storcere il naso ai puristi di ogni genere: magari era proprio questa la premessa…